Come sapete c’è parecchio fermento da qualche mese intorno alla situazione del canyoning all’interno del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, da quando a metà luglio questo ha deciso di adottare gli strumenti necessari per sanzionare chi pratica torrentismo nelle forre del Parco, vietato dalle vecchie norme di attuazione.

Le norme non regolamentavano le sanzioni economiche né indicavano chi potesse comminarle; questo ha lasciato spazio per anni a chi delle norme se ne è sempre fregato, indistintamente torrentisti amatoriali, Guide Alpine e accompagnatori abusivi che, sfrontatamente, hanno bazzicato le zone interdette e pubblicato foto, relazioni e locandine di attività varie, ovviamente mai passate inosservate all’Ente Parco.

Se dal punto di vista etico la scelta del Parco è stata indiscutibile, dal punto di vista del torrentista, chiunque sia, questa è un’altra bastonata; da anni esistono un nuovo Regolamento ed un nuovo Piano del Parco, a cui AIC ha collaborato in prima persona a differenza di chi si è camuffato nei bui reconditi di norme mal scritte. Questi strumenti hanno già stabilito che si potrà tornare a fare torrentismo nel Parco, individuando le aree e quindi le forre percorribili ma, per qualche ragione nota solo a chi dovrebbe approvarli, questi testi, nonostante circa 10 anni di trafile burocratiche in Regione Veneto e al Ministero dell’Ambiente, non sono ancora stati approvati.

Quindi?
Quindi rimangono valide le norme attuative del 2000, torrentisticamente parlando la preistoria.
Per quanto ne sappiamo, dopo la redazione degli strumenti in attesa di approvazione, l’ordinanza dello scorso luglio è l’unico passo concreto che è stato fatto in materia di torrentismo, ed è un passo all’indietro.
Mani legate per il Parco che deve fare fronte da un lato ai trasgressori e dall’altro all’indefinita attesa dell’approvazione dei regolamenti di cui si vorrebbe dotare.

Era inevitabile che questa situazione non potesse andare bene a nessun torrentista del pianeta Terra per cui, al pari di altri, durante l’estate abbiamo contattato l’ente Parco per avere chiarimenti e fare le nostre rimostranze.
Nel frattempo si è creato spontaneamente un gruppo di persone interessate alla causa di cui fanno parte alcune Guide Alpine, membri del CNSAS e titolati AIC; tanti interessi quindi, non sempre collimanti, ma con alla base l’obiettivo comune di sbloccare la situazione in corso.

Una rappresentanza ristretta di questo gruppo lo scorso 12 ottobre ha incontrato il Direttore ed il Vice presidente del Parco e ha presentato una serie di proposte e richieste.
Come AIC abbiamo sicuramente da lavorarci sopra per portare avanti la voce del torrentismo sportivo, in cui non esiste alcun tipo di interesse economico, e ovviamente è nostra intenzione farlo.

Questo è ciò che si può dire al momento, se ci saranno sviluppi saremo i primi a volerli comunicare.

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