Segnali visivi e acustici: differenze tra le versioni

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== Premessa ==
 
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Versione attuale delle 10:15, 6 mar 2013

Indice

[modifica] Premessa

Può apparire quantomeno singolare iniziare un capitolo sulle tecniche individuali parlando di segnali. Sicuramente ci si aspettava di imparare subito come usare un discensore o quale tecnica utilizzare per tuffarsi in una marmitta.

Invece, la prima cosa che si deve fare quando si inizia a percorrere una forra è concordare un sistema di comunicazione. Il rumore provocato dalle cascate, la corrente d’acqua che frusta la roccia e la mancanza di visuale diretta rendono indubbiamente difficoltoso potersi parlare. Anche nei canyon conosciuti, il primo della squadra che scende da una verticale fa da apripista: è colui che “esplora” il percorso, che verifica la presenza di ostacoli, la quantità d’acqua, la traiettoria ideale da percorrere o eventuali difficoltà impreviste. Ma tutte queste informazioni devono necessariamente essere trasmesse al resto della squadra che, a monte dell’armo, aspetta di raggiungerlo.

Il più delle volte non è sufficiente parlare o urlare, poiché il rumore dell’acqua unito alla conformazione della roccia vanificano l’intelligibilità del messaggio. Ecco che allora si ricorre ad un codice, o meglio, a due codici diversi: uno acustico, basato sull’uso dell’indispensabile fischietto personale; l’altro, visivo, con appositi segni fatti utilizzando le braccia e le mani.

Logicamente, non bisogna ricorrere sempre ed unicamente a questi segnali. Nel momento in cui ci si può capire parlando, le stesse informazioni possono anche essere date più semplicemente a voce. L’importante, è che all’inizio di ogni progressione si faccia un briefing tra la squadra per concordare gli stessi segnali. Analogamente, al momento della partenza dalla sosta per affrontare una calata, nel dubbio è importante ripetere la sequenza dei segnali acustici che potrebbero venire usati.


[modifica] Segnali acustici

In questo capitolo si capisce l’indispensabilità di avere a portata di mano, anzi, di bocca, il proprio fischietto personale. Per questo motivo, quando si inizia la discesa bisogna avere già in bocca il fischietto, soprattutto nelle situazioni più delicate nelle quali non ci si può permettere il lusso di perdere tempo a cercare il fischietto e a infilarselo tra le labbra.

In alcune zone, viene chiesto ai torrentisti di usare il fischietto con moderazione, per non disturbare altri fruitori della gola (si pensi a bagnanti all’uscita del percorso o a pescatori). È evidente che chi pratica il canyoning deve innanzitutto rispettare l’ambiente e, conseguentemente, evitare rumori inutili e godere dei soli rumori della natura. Con l’uso del fischietto sono previsti fondamentalmente cinque diversi segnali. Si noti come ad ogni colpo di fischietto corrisponda una sillaba della parola che si vuole comunicare.


  • Un fischio: STOP! Indica di bloccare la calata della corda. Ad esempio, quando l’attrezzista cala la corda per regolarne la lunghezza, sentendo un fischio interromperà immediatamente la calata, nel punto in cui si trova.
  • Due fischi: CA-LA! Si da l’ordine a chi sta manovrando la corda sull’ancoraggio di calare o di dare corda. Se chi è appeso ha bisogno di essere calato velocemente, si possono ripetere i due fischi, intervallandoli da una pausa.
  • Tre fischi: LI-BE-RA! È il segnale di fine manovra. Significa che la corda è libera e può scendere un'altra persona. Lo comunica chi è sceso, ma solamente nel momento in cui ha sganciato il discensore dalla corda e si è spostato fuori dalla verticale in zona di sicurezza.
  • Quattro fischi: RE-CU-PE-RA! Se la manovra è ben eseguita, teoricamente non si dovrebbe usare. Può però capitare che, per un errore di valutazione, la corda non sia stata ben regolata a misura, oppure che con la gestione degli sfregamenti si sia data troppa corda, facendone galleggiare un capo nella vasca di ricezione. Ragion per cui si rende necessario recuperarla verso l’alto. Quando sarà all’altezza giusta, colui che da gli ordini fischierà una volta (STOP!) per bloccarne il recupero.
  • Più fischi in sequenza rapida: si intende comunicare una situazione di pericolo, senza lasciare il dubbio che si intenda dare il segnale di corda libera.


Non vanno infine dimenticati i segnali internazionali usati per chiedere soccorso in montagna. Potrebbero tornare utile nel caso ci si trovi in una forra, senza possibilità di proseguire e senza altra possibilità di comunicare con l’esterno se non facendosi sentire con il fischietto. Per chiamare soccorso, si emettono sei richiami sonori nell’arco di un minuto (uno ogni dieci secondi), dopodiché si effettua un minuto di silenzio, quindi si continua alternando i segnali con l’intervallo. Quale risposta, chi riceverà la richiesta emetterà tre richiami in un minuto (uno ogni venti secondi), lasciando quindi un minuto di intervallo, e riprendendo il ciclo sino a quando non sarà sicuro di essere stato ricevuto. Gli stessi segnali, nel caso si sia visibili da lontano, possono anche essere ottici, emessi con le torce elettriche.


Chiamata di soccorso:

  • 6 segnali acustici ogni minuto (1 ogni 10 secondi)
  • 1 minuto di intervallo
  • continuare l’alternanza fino a che si è certi di essere stati localizzati

Risposta di soccorso:

  • 3 segnali acustici ogni minuto (1 ogni 20 secondi)
  • 1 minuto di intervallo
  • continuare l’alternanza fino a che si è certi di essere stati ricevuti


[modifica] Segnali visivi

Sono spesso sottovalutati eppure, nel caso in cui chi è alla base della cascata riesca a vedere il compagno rimasto sull’armo, con una serie di gesti ben precisi si possono fornire molte informazioni utili sulla situazione trovata. Molti gesti sono istintivi, usati anche nella vita di tutti i giorni. Altri sono più specifici e tecnici, mutuati da altri contesti particolari.


  • Tutto a posto! Con la mano chiusa si solleva il solo pollice verso l’alto
  • Tutto a posto! (in acqua) Nel caso in cui la distanza renda difficile vedere il pollice alzato o ci si trovi in acqua (ad esempio, dopo un tuffo), si può comunicare che è tutto a posto mettendo una mano sopra la testa.
  • Aiuto! (in acqua) Se ci si trova in difficoltà in acqua, sbattere continuamente la mano aperta sull’acqua.
  • No! Per comunicare, ad esempio, che un tuffo non è fattibile, alzando un braccio con la mano piegata e il solo dito indice sollevato, si muoverà il braccio a destra e a sinistra
  • Stop! Se a distanza ravvicinata, sollevare un braccio con la mano ben aperta rivolta in avanti.
  • Stop! – Blocca manovra! Se molto distante, incrociare le braccia, con le mani chiuse.
  • Attenzione! Con il braccio sollevato, aprire e chiudere continuamente la mano, come a simulare il lampeggiare dei fari di un auto.
  • Recupera! Con il braccio rivolto verso l’alto, mano chiusa e solo dito indice sollevato, eseguire degli ampi cerchi
  • Cala! – Dammi corda! Battere i pugni ripetutamente con un andamento verticale.
  • Cala rapidamente! – Dammi corda rapidamente! Battere ripetutamente e velocemente un palmo della mano sul casco.
  • Persona bloccata! Afferrare il collo con una mano, come per indicare una persona soffocata.
  • Taglia corda! Con i palmi delle mani rivolti verso l’alto, muovere le braccia ripetutamente per simulare il movimento delle cesoie.
  • Sassi sul fondo! Indicato per indicare qualsiasi oggetto pericoloso in acqua. Unire le mani al di sopra la testa, con i palmi aperti, come a indicare una punta. Quindi, staccare una mano e indicare con l’indice l’oggetto nascosto in acqua. Ripetere più volte sino ad avere la conferma di essere stati compresi.
  • Roccia scivolosa! Un braccio piegato davanti al corpo. Con le nocche dell’altra mano sfregare il palmo della mano aperta.
  • Sì - Abbiamo bisogno di soccorso! È il segnale internazionale di soccorso per comunicare all’elicottero di soccorso la necessità di aiuto. In piedi, si alzano le braccia verso l’alto tenendole distanti, a formare con tutto il corpo la lettera “Y” (Yes!). Può anche essere usato per dire SÌ.
  • No - Non abbiamo bisogno di soccorso! Anche questo è un segnale internazionale di soccorso e serve per dire all’equipaggio dell’elicottero di soccorso che è tutto a posto e che non vi è la necessità di essere soccorsi. In piedi, si porta un braccio verso l’alto e l’altro verso il basso, tenendoli ben larghi tra di loro, a formare con il corpo la lettera “N” (No!). Può anche essere usato per dire NO.


[modifica] Apparati radio

Si sta sempre più diffondendo tra i torrentisti l’utilizzo di radio portatili ricetrasmittenti a bassa potenza, quali gli apparati LPD o i PMR 446. Sono indubbiamente un’interessante alternativa ai segnali acustici e visivi, soprattutto nel caso di manovre particolari, su grandi verticali o dove vi sia difficoltà nel vedersi. L’uso delle radio evita di fraintendersi nella realizzazione della manovra. Questo tipo di radio hanno generalmente un costo contenuto, sono relativamente robuste e piccole. Hanno un raggio d’azione limitato, normalmente intorno ai 300 - 500 metri, ma è senz’altro più che sufficiente per comunicare tra la sommità e la base della cascata. Inoltre, hanno il grosso vantaggio che non richiedono il possesso di particolari brevetti o patentini per il loro uso.

Per contro, non sono impermeabili, ma a questo si può ovviare custodendole dentro apposti contenitori stagni o in buste sigillate, del tipo di quelle usate per la conservazione dei cibi. Attenzione, che all’interno della busta non deve essere creato il vuoto, poiché, in tal caso, il suono non riuscirebbe a diffondersi.

Nel predisporne l’uso, bisogna ricordarsi di bloccare il canale su cui si lavorerà, per evitare che possa disinserirsi spostandosi su un’altra frequenza. È anche importante disinserire la funzione “vox”, cioè quella funzione che attiva automaticamente il microfono in presenza della voce; nel caso di forti rumori dovuti alla cascata, sarebbe impossibile comunicare.

Le comunicazioni radio devono essere brevi e ben chiare, con le parole scandite. E’ inutile comunicare lunghe frasi dette velocemente: si consumerebbero solo le batterie e si sarebbe costretti a ripetere nuovamente quanto detto.

Evitare anche di dire stupidaggini o cose senza senso. Va sempre ricordato, infatti, che vi è sempre e comunque la possibilità che qualcuno nei paraggi possa ascoltare le comunicazioni.

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